IL REPORT

Proptech in Italia 2023: startup in aumento, dove sono, cosa fanno, i finanziamenti

Sono 337 le aziende proptech mappate nel 2023 dall’indagine di Italian Proptech Monitor, in crescita del +19%. Per la maggior parte (80%) si tratta di aziende di piccole dimensioni, ma è in crescita il numero di aziende che sono uscite dalla fase di startup e scaleup

Pubblicato il 13 Dic 2023

Sono 337 le aziende proptech mappate nel 2023 dall’annuale indagine di Italian Proptech Monitor,  iniziativa dell’Italian Proptech Network (IPN) che offre una lettura analitica e aggiornata sullo stato del settore con un approfondimento sull’Italia. Una crescita del +19% rispetto alle 273 del 2022, in linea con un forte trend di crescita che non si è mai fermato dal 2018, quando le realtà censite erano soltanto 43.

Anche quest’anno, per la maggior parte (80%) si tratta di aziende di piccole dimensioni che si stanno ancora evolvendo: il 90% degli operatori proptech ha dichiarato di avere modificato il proprio business plan dall’inizio della propria attività.

Ma il mercato comincia a consolidarsi con alcuni casi di acquisizione (3) e uscite dal mercato italiano (4). È in crescita il numero di aziende proptech che sono uscite dalla fase di startup e scaleup, e si registra una percentuale del 14% di exit, +2% rispetto al 2022 e +4% sul 2021.

Qui è possibile scaricare l’executive summary del report

Come spiegato dai founder dell’Italian Proptech Network in questo articolo, il proptech in Italia è come un bambino di pochi anni: con molta energia ma non ancora del tutto consapevole del mondo che lo circonda. Vediano i dati.

Dove sono e cosa fanno le realtà proptech in Italia nel 2023?

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, prosegue il trend degli scorsi anni: il nord Italia vede la maggior concentrazione (anche se in lieve diminuzione) con un 61% delle realtà proptech, segue il centro con il 16% e solo il 5% si trovano al sud.

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In particolare, guida Milano, sede di ben 117 aziende su 337 (35%).

Secondo l’indagine, anche per quanto riguarda i cluster settoriali si confermano i trende dell’anno scorso: il 29% opera nella real estate fintech, il 28% nei professional services, il 18% nella sharing economy, il 15% nello smart real estate e il 10% nel contech. 

Per quanto riguarda le operazioni, si delineano due macro fasi principali: la prima comprende la pianificazione e progettazione e la seconda la gestione (property management, facility management e asset management).

Chi lavora nelle proptech italiane?

Più dell’80% delle aziende proptech in Italia sono di dimensioni contenute: nel 42% dei casi impiegano soltanto da 1 a 5 persone, nel 33% da 6 a 10, nel 6% da 11 a 20, nell’11% da 21 a 50 e soltanto nell’8% contano oltre 50 dipendenti.

Tra i lavoratori, il rapporto percentuale tra uomini e donne vede il 67% di sesso maschile e 33% femminile, il 67% arriva dalla Gen Y, il 24% dalla Gen X e parimenti il 4% dalla Gen Z e baby boomers.

L’analisi mostra che una buona componente della forza lavoro avuto una formazione nel campo Ict, il 30%, seguita dal 27% che si è formata nel real estate, dal 24% in economia e management e dal 18% in altro.

Le principali tecnologie utilizzate nel proptech

Buone notizie sul fronte tecnologie: stando ai dati della survey si registra una crescita nell’utilizzo di strumenti tecnologici nelle proptech italiane.

Le tecnologie utilizzate vedono al primo posto big data analytics, data science e data sharing, con il 78% delle risposte. Al secondo posto l’intelligenza artificiale e il machine Learning con il 64%.  In terza e posizione IoT, website e smartphone apps, con il 61%.

Proptech in italia 2023: finanziamenti e collaborazione

Si registra una leggera flessione nei round di finanziamento rispetto al 2022, sia per le fasi early growth che growth. In compenso, sta crescendo il numero di aziende uscita dalla fase di startup/scaleup.

Quest’anno la survey ha rilevato come sia emersa per le aziende proptech l’importanza della collaborazione, specialmente con gli sviluppatori immobiliari (67%) e investitori (47% per gli istituzionali, 36% per piccoli investitori e proprietari). Seguono broker immobiliari, studi di progettazione e altre proptech (tutti al 36%) e aziende di property management (33%) e facility management (28%). In pochi invece indicano la necessità di collaborare con i consulenti (17%), e solo il 6% del totale dichiara di non voler intrecciare relazioni di collaborazione.

Emerge anche l’interesse alla collaborazione con università e ricerca: in media, le proptech vi assegnano un’importanza di 3,6 su 5. Il beneficio percepito di queste collaborazioni comprende formazione on-demand, partecipazione a bandi, creazione di network, consulenza per ricerca e sviluppo e preparazione della futura forza lavoro.

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