L'INTERVISTA

Angelica Donati: ecco perché il Proptech non deve fare paura

“Chi sostiene che se dovessimo fare innovazione, distruggeremmo occupazione, dice una fandonia”. Angelica Donati, CEO Donati Immobiliare Group e vicepresidente ANCE Giovani, è una convinta sostenitrice della tecnologia nei cantieri. dalla programmazione ai materiali.”Può rendere questa industria attraente per i giovani”

13 Lug 2021
Angelica Donati, CEO Donati Immobiliare Group e vicepresidente per l'internazionalizzazione ANCE Giovani

“Nei Pronipoti c’è una scena in cui arriva una navicella, sputa un palazzo e se ne va. Il capo dice: ricordo quando servivano mesi per costruire un palazzo. Ecco non succederà mai cosi”. Angelica Donati usa un’immagine della famosa serie di cartoni animati di Hanna-Barbera per rassicurare chi ha paura del Proptech, delle tecnologie che metterebbero a rischio l’occupazione nei cantieri, e allo stesso tempo per segnalare la necessità delle tecnologie nel settore delle costruzioni.

Seconda generazione di una famiglia titolare di una storica impresa romana diventata internazionale, Angelica Krystle Donati, classe 1986, ne segue ora lo sviluppo (è CEO di Donati Immobiliare Group e Head of Business Development di Donati Spa) con una visione globale. “Io ho vissuto molto all’estero. Sono nata a Los Angeles per scelta dei miei genitori e poi sono andata via di casa a 15 anni per studiare in Inghilterra, dove ho lavorato per molti anni. Così, quando ho deciso di tornare in Italia, nell’azienda di famiglia, l’ho fatto mantenendo sempre un piede fuori dall’Italia”, racconta Angelica Donati, che è anche vicepresidente per l’internazionalizzazione della sezione Giovani dell’ANCE, l’associazione nazionale dei costruttori.

Dopo gli studi alla London School of Economics e un’importante esperienza di lavoro in Goldman Sachs, Angelica Donati a Londra fa anche la startupper e nel 2016 si “innamora” del Proptech, tema che segue come advisor partner della European Proptech Venture Capital Firm Concrete e sul quale tiene una rubrica sull’edizione americana di Forbes. Insomma, un’imprenditrice con una tradizione alle spalle ma lo sguardo fisso verso il futuro. “L’Italia è due o tre cicli indietro rispetto al mercato anglosassone, perché è un sistema povero di investitori. Però Il mercato americano è più indietro rispetto a noi” dice in questa intervista a Proptech360.it in cui si racconta e racconta l’ineluttabilità del Proptech.

Come è cominciato il tuo interesse per il Proptech?

Mi sono imbattuta nel Proptech nel 2016, l’anno del referendum sulla Brexit, perché i momenti di cambiamento portano all’innovazione. Quel voto fu uno scossone enorme per il mercato del Real Estate inglese. Abbiamo dovuto ripensare tutte le nostre strategie. Pensa che avevamo nei piani di lanciare un fondo di sviluppo immobiliare basato a Londra e che evidentemente non abbiamo più fatto. Abbiamo quindi dovuto pensare a come salvare la marginalità di fronte a una crisi imprevista, abbiamo dovuto tornare a focalizzarci sul mercato italiano, che soffriva da anni, per capire dove e come poter ottimizzare”.

Quindi la tecnologia come supporto per la competitività?

Direi l’innovazione. Io avevo cominciato a frequentare l’ecosistema delle startup a Londra, dove ho partecipato alla fondazione di Houzen, un marketplace per chi gestisce portafogli di immobili in affitto, di cui adesso sono solo investitrice. Così è nata la collaborazione con Forbes e con Property Weekly e l’interesse per il ConTech”.

Il ConTech è dentro o fuori il Proptech?

Spesso viene considerato fuori ma io mi batto per considerarlo dentro. La classificazione che Andrew Baum della Oxford University School ha fatto nel suo rapporto “Proptech 3.0: the future of Real Estate” nel 2017 è ormai superata.

Questo è un momento speciale per il mondo delle costruzioni e del Real Estate. Il PNRR è un’occasione unica. Come deve coglierla il mondo delle costruzioni?

Abbiamo due paletti, che non si possono evitare: il tempo e il target di sostenibilità. Dobbiamo spendere bene e dobbiamo farlo entro il 2026. La tecnologia è un supporto necessario per raggiungere questo obiettivo. In Donati Spa io mi occupo di sviluppo, principalmente pubblico, e come azienda abbiamo un forte commitment su innovazione e sostenibilità.

Che cosa serve per portare la tecnologia nelle costruzioni?

Innanzitutto bisogna cambiare testa. Chi dice che se dovessimo fare innovazione, distruggeremmo occupazione, dice una fandonia. Nei Jetson (i Pronipoti in Italia, ndr.) c’è una scena in cui una navicella arriva, sputa un palazzo e se ne va. Il capo dice: ricordo quando servivano mesi per fare un palazzo. Ecco queste cose accadono solo nei cartoni animati.

Quindi Contech e Proptech non devono fare paura…

“Non dobbiamo avere paura. E lo dicono i numeri. Nel settore delle costruzioni, a livello globale, la forza lavoro è anziana e il 50% andrà in pensione nei prossimi anni. D’altro canto i giovani non vogliano entrare perché è un lavoro duro. Ma se i cantieri cambiassero, se si digitalizzassero la nostra industria potrebbe tornare a essere attraente per i giovani.

Dove può entrare la tecnologia nei cantieri?

Intanto con la digitalizzazione dei processi. La gestione di un cantiere è sempre più sofisticata e la programmazione puntuale di tutte le attività e di tutti i soggetti coinvolti è fondamentale perché si lavori con una marginalità estremamente ridotta. In Italia non è ancora così, all’estero sì. Poi c’è un altro strato.

Quale?

L’esecusione dei lavori. In un futuro non troppo lontano si andrà verso l’industrializzazione del processo costruttivo. Ci saranno sempre più componenti prefabbricati che verranno assemblati in cantiere. Noi che facciamo infrastrutture lo vediamo già.

E poi ci sono i materiali…

Certo e sui materiali c’è spazio di innovazione a 360 gradi. In Gran Bretagna hanno inventato mattoni che fanno da batteria per la casa se hai i pannelli solari sul tetto. Ci sono nuovi additivi per il bitume dele strade e nuovi modi di usare il legno o riutilizzare gli scarti. E in questo ambito c’è spazio anche per la stampa in 3 D nei cantieri.

I cantieri del futuro saranno sempre più laboratori hi-tech?

Certo, perché ci saranno macchine sempre più sofisticate e per farle funzionare serviranno laureati in ingegneria. Ma anche esperti di intelligenza artificiale e Big Data., Più avanti nei cantieri entreranno anche i robot per sostituire il lavoro pesante. Adesso si fanno i test con gli esoscheletri che riducono lo sforzo degli operai e ne aumentano la sicurezza.

L’Italia delle costruzioni a che punto è da 1 a 10 rispetto al mondo anglosassone?

L’Italia è almeno due o tre cicli dietro rispetto al mondo anglosassone. Ma va detto che il mercato americano è persino più indietro di noi. L’Italia è un sistema molto povero di investitori e questo non aiuta.

Il Gruppo Donati fa open innovation?

Noi stiamo lavorando con alcune startup sui temi gestione e analisi dei dati. Ma bisogna dire che il mercato delle startup è ancora acerbo. Ma io sono fiduciosa perché stanno arrivando nuovi investitori e il mercato cambierà. Sicuramente in meglio.

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Giovanni Iozzia

Direttore di EconomyUp e InsuranceUp, ha studiato sociologia ma da sempre segue la tecnologia. È stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.

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