L'INCONTRO

Deldossi (ANCE): intelligenza artificiale nell’edilizia, ecco che cosa serve

Massimo Deldossi, vicepresidente dell’associazione nazionale dei costruttori edili ha presentato al Senato un documento su edilizia e intelligenza artificiale. A Proptech360 spiega perché è necessario un nuovo modello basato sull’integrazione collaborativa. E quali sono i campi di intervento

Pubblicato il 15 Dic 2023

Massimo Angelo Deldossi, vicepresidente ANCE con delega per Tecnologia e innovazione

Massimo Angelo Deldossi, vicepresidente di Ance (l’Associazione nazionale dei costruttori edili) con delega per Tecnologia e Innovazione, ha le idee chiare sull’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale in tutti i comparti dell’edilizia. Imprenditore bresciano, amministratore delegato dell’impresa di famiglia, Deldossi ha portato la sua esperienza e quella dell’Associazione in un documento presentato nel novembre 2023 alla Commissione Ambiente del Senato.

Edilizia e intelligenza artificiale, un cambio di paradigma

Una mission non facile, come riconosce lui stesso con un sorriso durante una pausa del Festival sulla rigenerazione urbana Città in scena all’Auditorium Parco della Musica di Roma a metà dicembre 2023. “Le tecnologie digitali – spiega – sono un alleato di cui non possiamo fare a meno. Strumenti hardware e software sono in uso ormai da decenni nel settore edile, ma il cambio di paradigma oggi in atto verte soprattutto sulla centralità di dati e informazioni all’interno di un modello non più segmentato e parcellizzato nei suoi compiti e responsabilità, ma basato sull’integrazione collaborativa”.

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Fatta questa premessa, Deldossi riassume l’approccio nuove tecnologie-edilizia in una battuta: “l’Intelligenza artificiale va gestita e non subita”.

A giudizio del vicepresidente di Ance, lo sviluppo degli algoritmi di machine learning, la diffusione di strumenti come i droni, i visori, i sensori e i robot rivoluzioneranno anche il modo di raccogliere e utilizzare i dati, permettendone una fruizione in ogni momento e un utilizzo sempre più automatico e flessibile”. “Da una parte – continua  – i metodi e gli strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni, il processo BIM (Building Information Modeling), costituiscono il linguaggio comune digitale per l’intera filiera delle costruzioni. Dall’altro, l’intelligenza artificiale e le tecnologie 4.0 sono in grado di potenziare le capacità di estrarre valore dai dati, moltiplicando le opportunità tanto per le committenze e gli enti gestori, che si ritrovano agevolati nelle fasi di progettazione e gestione dell’infrastruttura, quanto per le imprese di costruzione, che possono così incrementare la produttività”.

Edilizia e intelligenza artificiale, nove campi di intervento

Nel documento presentato al Senato vengono individuati diversi campi di intervento.

La pianificazione

In fase di pianificazione, gli  algoritmi, anche applicati ai big data, possono essere sfruttati per identificare le esigenze di una comunità a partire da una grande quantità di dati geospaziali, demografici ed economici, raccolti attraverso piattaforme, sensori, rilevatori. Un altro ambito in cui i dati e le tecnologie digitali rivestono un ruolo cruciale, e sempre più rilevante, sono i modelli meteorologici e idrologici, attraverso cui è possibile conoscere in maniera sempre più precisa e affidabile grazie ad algoritmi predittivi  i profili di rischio associati ai territori, e così intervenire con le opportune opere di prevenzione, mitigazione e adattamento.

Smart city

Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale possono essere definiti essi stessi come una infrastruttura della città, la cui integrazione e il cui utilizzo quotidiani contribuiscono a far tendere verso il modello di smart city, cioè di una città in cui molteplici tipologie di dati acquisiti in tempo reale e rielaborati dagli algoritmi avanzati permettono di rendere i servizi più efficienti, sostenibili e integrati al servizio dei cittadini.

Progettazione generativa

Un altro campo di intervento è quello della progettazione generativa dove l’intelligenza artificiale potrà essere sempre più sfruttata. Applicazione chiave dell’IA, la progettazione generativa è quella in cui il software crea automaticamente molteplici design possibili e li valuta sulla base di criteri specifici, permettendo a ingegneri e progettisti di esplorare una gamma più ampia di opzioni, in modo più veloce.

Impatto ambientale

Un ambito in cui l’IA può portare benefici è la valutazione dell’impatto ambientale di un progetto. Integrando molteplici quantità e tipologie di dati relativi alle risorse naturali e alle caratteristiche ambientali di un territorio (suolo, acque, qualità dell’aria, patrimonio di biodiversità, etc.), gli algoritmi sono in grado di sviluppare modelli non solo per minimizzare gli impatti nelle varie fasi del ciclo di vita dell’opera, ma soprattutto per ottimizzare gli aspetti progettuali e così  migliorare il profilo ambientale dell’intervento.

Produttività e sicurezza

Nella fase di costruzione dell’opera, le tecnologie digitali e in particolare l’intelligenza artificiale possono portare notevoli benefici. Tecnologie che consentono di ridurre i costi, migliorare la qualità e la rispondenza ai requisiti di progetto, accelerare i tempi di costruzione in un più efficace rispetto della sicurezza sul cantiere.

Sensori e Io-T

La sensoristica e la loro successiva messa in rete per l’accessibilità attraverso più sistemi e device (IoT- Internet delle cose) sono utili per monitorare le condizioni del cantiere in primo luogo per la sicurezza dei lavoratori, ma anche la per ridurre la probabilità di rilavorazioni, disallineamenti e ritardi.

La manutenzione predittiva

Con il termine manutenzione predittiva si intende l’analisi dei dati provenienti da sensori posizionati sulle strutture, per prevedere guasti e problemi futuri, consentendo interventi di manutenzione preventiva e ridurre così i costi a lungo termine. L’applicazione dell’intelligenza artificiale in questo ambito permette la lettura di una grandissima mole di informazioni, e consente di ottenere, in tempo reale, informazioni sullo stato delle rete e automatizzare tutta una serie di processi utili a garantire la qualità della stessa.

La gestione delle emergenze

L’integrazione delle tecnologie di ultima generazione può essere cruciale anche in caso di emergenza o di calamità naturale. L’intelligenza artificiale sarà in grado di ottimizzare piani di emergenza non solo con largo anticipo, magari sfruttando modelli predittivi quali quelli idrologici, ma anche in funzione delle condizioni in tempo reale, come ad esempio flussi di traffico e condizioni meteorologiche. In questo senso, anche le operazioni di protezione civile potranno essere favorite e migliorate.

L’informazione digitale come intelligence

La messa in rete di dati e informazioni a livello più ampio di territorio permetterebbe di costruire un vero e proprio catasto informatizzato delle infrastrutture, un database il più possibile aperto e accessibile tramite cui effettuare il monitoraggio e la gestione. Gli stessi dati, resi trasparenti e rielaborati in formati leggibili, potrebbero essere messi a disposizione anche di utenti, imprese, cittadini, enti di ricerca, permettendo così un ruolo attivo e propositivo di tutte le parti interessate.

L’informazione digitale come bene comune

Elencati alcuni dei principali campi di intervento, Deldossi non si sottare al compito di trarre delle conclusioni. “L’uso di algoritmi predittivi sarà un potenziale game-changer tanto per la previsione e mitigazione di eventi calamitosi, quanto per la gestione della manutenzione delle infrastrutture, a maggior ragione in un Paese come l’Italia che ha forte necessità di ristrutturazione e riqualificazione di tante sue opere. La sicurezza nei cantieri sarà un altro ambito in cui l’intelligenza artificiale e la robotica potranno fare la differenza”.

“Accanto a questi benefici, appare evidente l’opportunità che l’informazione digitale sia resa il più possibile accessibile a ogni livello di governance, e venga strutturata per favorire una conoscenza concreta e aggiornata del patrimonio infrastrutturale italiano”, conclude Deldossi. “In altre parole, l’informazione digitale dovrebbe essere resa “bene comune” per aprire anche alle imprese, ai ricercatori e alla cittadinanza la facoltà di presentare le proprie istanze di miglioramento, oltre che per conoscere lo stato di sicurezza del costruito”.

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