La frenata del campione del proptech: che cosa succede a Casavo

Il founder Giorgio Tinacci ha annunciato che Casavo taglierà il 30% dei suoi 450 dipendenti. Dopo i record, per la scaleup arriva il momento di fare i conti con la profittabilità. Rimedi: revisione del modello di business, esternalizzazione di alcune attività e ritirata dall’Europa

Pubblicato il 14 Feb 2023

Il team di Casavo

L’onda lunga della crisi delle tech company che ha già colpito duro negli Stati Uniti, arriva anche in Italia e colpisce il proptech. La startup Casavo, attiva nel settore immobiliare, ha annunciato l’intenzione di licenziare il 30 per cento dei suoi circa 450 collaboratori.

Casavo, la frenata dopo i record

A dare la notizia il founder e ceo Giorgio Tinacci. Diverse le cause di questa inversione di tendenza per un’azienda, che nei suoi sette anni di vita ha collezionato una serie di record, a cominciare dalla chiusura, nel luglio 2022, di un round di finanziamento da 100 milioni guidato da Exor (la finanziaria Elkann-Agnelli) a cui si era aggiunta una serie di linee di credito per 300 milioni da parte di un gruppo di banche, tra cui Intesa Sanpaolo, l’israeliana Viola Credit, Goldman Sachs e il gestore D.E. Shaw.

A spiegare le ragioni della frenata lo stesso Tinacci, che individua i rischi di un mercato del residenziale penalizzato da “un ciclo al ribasso”, dovuto all’aumento dei tassi d’interesse e dell’inflazione, per cui vengono previsti prezzi in calo, volumi ridotti e cicli di vendita più lunghi.

Escluso il ricorso a “ulteriori finanziamenti esterni a breve termine”, anche per la fase di stallo dei mercati di capitale per le società tech, secondo Tinacci non resta altro che tagliare alcuni costi per “raggiungere l’autosostenibilità finanziaria il prima possibile”.

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La revisione del modello di business di Casavo

A essere messo in discussione è anche il modello della startup Casavo, che si era presentata al mercato come la prima piattaforma per l’acquisto diretto di case, secondo il modello di business dell’“Instant Buying”. Il primo obiettivo di Casavo era stato quello di semplificare per il venditore la cessione di un immobile, un percorso oggi complicato e con diversi passaggi dall’agenzia, alla ricerca di tutta la documentazione catastale, ottimizzando il livello di trasparenza e, soprattutto, la tempistica.

Sull’onda di una campagna pubblicitaria che era arrivata anche in tv, Casavo proponeva in pratica ai proprietari di immobili la vendita in tempi rapidi di un appartamento, occupandosi poi, ovviamente, dell’eventuale ristrutturazione e della vendita.

La valutazione dell’immobile veniva inizialmente affidata allo stesso venditore che poteva conoscere una stima con un prezzo minimo e massimo inserendo da solo i dati sulla piattaforma, che teneva conto dei valori medi dell’area e della vetustà dell’immobile.

Il passaggio successivo di Casavo era stata l’evoluzione in un vero e proprio marketplace, all’interno del quale era possibile vendere e acquistare case seguendo digitalmente ogni fase del processo, dalla ricerca del compratore o venditore tramite una rete di agenzie partner, al supporto nella ricerca del mutuo grazie ad accordi con alcune banche partner.

Secondo i dati dell’azienda, Casavo ha eseguito in questi sette anni transazioni per oltre un miliardo di euro con un totale della raccolta, dalla nascita nel 2017 a luglio 2022, a 843 milioni di euro.

A Casavo non piace parlare di crisi del modello di instant buying ma in una nota la società fa sapere che “pur rimanendo al centro dell’offerta come proposizione differenziante per i venditori, sarà oggetto di minori investimenti, data la volatilità del mercato.” Un modo elegante per dire che non si punta più sull’instant buying.

La frenata in Europa e l’esternalizzazione di alcune attività

A pesare sui conti di Casavo è stata anche l’espansione all’estero con una presenza in Francia, Spagna e Portogallo, paese, quest’ultimo, da cui è prevista l’uscita. “Casavo continuerà a operare in Italia, Spagna e Francia concentrandosi sui mercati principali, ovvero Milano, Roma, Torino, Madrid, Barcellona e Parigi”, fa sapere l’azienda.  “Casavo sospenderà le operazioni di new business nei mercati individuati come meno redditizi o a bassa scala”.

L’azienda annuncia poi la necessità di riconsiderare alcuni ruoli interni anche attraverso l’esternalizzazione o la rimozione di attività operative lungo il ciclo della transazione. Da qui la riduzione del 30% del personale, che sarà attuata nel corso del 2023.

«Si tratta – continua una nota di Tinacci – di una scelta difficile, ma siamo convinti che sia la cosa giusta da fare data l’incertezza di mercato e nel miglior interesse della società nel lungo termine”. «Abbiamo sempre agito in modo trasparente, equo e con rispetto – conclude Tinacci – nei confronti delle nostre persone e continueremo a farlo anche in questo contesto. Ci prenderemo cura di chi sarà impattato da questa decisione grazie a una serie di iniziative volte a garantire il ricollocamento”.

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Davide Banfo

Giornalista e viaggiatore curioso. Dopo aver iniziato alla Gazzetta del Popolo, ho lavorato con incarichi diversi in alcune redazioni e in diversi settori di Repubblica: Torino, Bari, Roma, Milano e poi di nuovo a Roma.

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