L'ANALISI

C’è un Proptech che va oltre il mercato immobiliare: si occupa di persone e dei loro bisogni

La tecnologia applicata alla proprietà immobiliare non può riguardare solo il Real Estate. Il Proptech può fare molto per migliorare la vita di tutti gli attori della filiera. Ecco tre direttrici di sviluppo: ricorsività e mobilità, open innovation, condivisione e privacy

30 Mar 2022
Alessandro Arrigo

CEO, Startup Bakery

Photo by Soroush Karimi on Unsplash

Quando parliamo di PropTech, di unione tra Property e Technology, siamo soliti pensare al mondo del Real Estate. Ma esiste un PropTech che va oltre il mercato immobiliare?

Se quei muri potessero parlare non è solo una frase di circostanza ma anche una sottile linea di demarcazione tra il concetto di abitazione e il concetto di casa, nel cui solco si sviluppano diverse dinamiche connesse al mercato dell’immobile e al suo indotto, oggi abilitato da un boost tecnologico senza precedenti.

Cosa differenzia infatti un’abitazione da una casa? Lo sanno bene gli anglofoni, che distinguono house da home. La house è la scatola di mattoni con il tetto, le finestre, il giardino. La home è l’ambiente di emozioni che si sviluppa al suo interno.

Il contenitore, l’una, il contenuto, l’altra.

Oltre il Proptech, la differenza fra house e home

Quando parliamo di Proptech, di unione tra Property e Technology, siamo soliti associare il termine al primo concetto, la house, e quindi a tutto quell’insieme di soluzioni tecnologiche legate prevalentemente al mercato del Real Estate (per dirla all’italiana, il buon vecchio mattone), dalla sua realizzazione (ingegneria, materiali, design, arredo, con una deriva ormai consolidata che prende il nome di ConTech) al suo utilizzo (l’acquisto, l’affitto, la messa a reddito, il co-living) fino ai servizi ad esso connessi, dalla compravendita all’efficientamento energetico, passando per la domotica. Aspetti che richiedono sempre più l’utilizzo e l’analisi di dati a scopo predittivo e la messa a terra di soluzioni sempre più intelligibili anche per l’utente finale sia in termini di usabilità (UX/UI) che di prossimità (mobile-first).

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Ma che succede quando passiamo alla home? Il Proptech va oltre il Real Estate

La home è fatta di persone e dei loro bisogni

La home è fatta di persone, con le loro storie e i loro bisogni specifici, che in quelle house (o in quel building) devono pur vivere. Magari anche con altre persone diverse da loro, ciascuna con i propri bisogni: una persona anziana che vive sola avrà sicuramente necessità di qualcuno che la accompagni a fare la spesa o in banca; un genitore single avrà bisogno di qualcuno che possa stare con i bambini; una coppia di lavoratori a tempo pieno desidererà trovare qualcuno che porti gli animali domestici all’aperto. Sono bisogni che vanno oltre le questioni legate in senso stretto all’immobile e che sono ancora fortemente ancorati alla dimensione analogica.

Si tratta sempre di PropTech? Secondo noi sì.

La tecnologia non può riguardare solo il Real Estate

La tecnologia applicata alla proprietà immobiliare non può infatti riguardare soltanto il Real Estate, ma anche i servizi che ruotano attorno alle persone che in quegli immobili vivono ogni giorno. E quindi, oltre alle soluzioni per comprare, vendere o affittare un immobile al miglior prezzo o alle app per compiere un virtual tour in 3D della casa dei sogni, occorre pensare anche ai bisogni di coloro che, una volta effettuato l’acquisto, diverranno gli abitanti di quella casa e avranno bisogno di rimuovere eventuali cause di stress legate all’abitazione, ai vicini di casa, all’ambiente circostante.

Tensioni che si fanno ancora più accentuate quando dalla singola casa si passa alla dimensione del condomino e si vanno ad affrontare temi come la gestione dei servizi comuni, i pagamenti delle quote o la comunicazione con gli amministratori. Attività che dovrebbero essere tracciate (oggi lo sono solamente gli eventi catastali), facilmente accessibili (blockchain) e in capo al condominio, lì dove invece si registra ancora uno scarsissimo tasso di digitalizzazione, con un terzo delle persone che ancora si affida “all’agendina” (survey Startup Bakery, 2021) o a piattaforme terze e destrutturate come Whatsapp che, spesso, contribuiscono a creare tensioni piuttosto che a dirimerle.

Allargando l’accezione di PropTech a questi contesti emerge dunque un ampio margine per l’implementazione tecnologica che può andare a soddisfare i bisogni e ad allentare la tensione tra tutti gli attori, siano essi inquilini, amministratori o fornitori – noi di Startup Bakery lo stiamo facendo con la nostra soluzione Condeo – sempre che ovviamente l’approccio non sia quello di aggiungere tecnologia fine a se stessa bensì quello di mettersi nei panni di chi il condominio lo amministra e lo vive (Edison ha appena investito in Condeo, ndr.)

Proptech oltre il Real Estate, le direttrici da seguire

1. Ricorsività e mobilità

Sicuramente le prime direttrici da seguire saranno quelle della ricorsività e della mobilità. Se l’acquisto della casa di cui parlavamo prima è una transazione one-shot per il cliente finale, il delivery di un bene è un servizio a marginalità più bassa ma molto più ricorsivo e ad alto valore aggiunto. Inoltre, sebbene le soluzioni PropTech partano dall’assunto che l’oggetto a cui si riferiscono è “immobile” per definizione, tutto quello che invece anima gli immobili (ovvero le attività delle persone: progettisti, costruttori, promotori, agenti, amministratori e professionisti vari) deve poter essere gestito in mobilità e possibilmente in trasparenza.

2. Contaminazione e open innovation

Un’altra direttrice sarà quella della contaminazione in ottica open innovation: oggi le attività di una azienda non si limitano più al proprio core business ma spaziano in mercati attigui dando vita a diverse forme di venture, dai progetti speciali alle partnership, dal co-development all’investimento fino al procurement, alle fusioni, alle acquisizioni, al corporate venture builder. Significa che chi oggi si occupa di assicurazioni o di energia può trovare interessante investire in crowdfunding immobiliare tanto quanto investire nello sviluppo di soluzioni pensate per i bisogni delle persone che vivono in quegli stessi edifici.

3. Condivisione nel rispetto della privacy (Sharecy)

Infine, un’ultima direttrice sarà quella della condivisione nel rispetto della privacy (che in un’epoca in cui tutto ha un nome potremmo chiamare Sharecy): se è vero che le persone amano condividere pubblicamente molti aspetti della propria vita, è altrettanto appurato che tengono a tutelare i propri dati e i propri diritti. Una ambivalenza che la tecnologia può gestire agilmente ricostruendo una comunità condominiale che, nel rispetto dei limiti dettati dal GDPR, apra a servizi cuciti sulle differenti necessità di ciascun condomino. In buona sostanza, se grazie alla tecnologia so che in condominio ci sono appassionati di burraco, sarà più facile organizzare serate e tornei tra vicini e anche per gli amministratori gestire un condominio più armonioso diventerà più semplice.

Perché house e home sono due facce della stessa medaglia. E perché dove finisce la transazione e inizia la relazione è lì che è possibile riavvicinare le persone ed è lì che il PropTech può ritrovare la sua anima.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Alessandro Arrigo
CEO, Startup Bakery

CEO di Startup Bakery, oltre che Partner di Datrix Group Spa, Business Angel e imprenditore nel settore dell'Artificial Intelligence. È stato Partner e Head of Technology di 3rdPlace e co-Founder e General Manager di FinScience,

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