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Smart Home 2022: i numeri, le tendenze, le applicazioni, le startup per case e uffici a valore aggiunto

Il mercato è tornato ai livelli pre-pandemia e continua a crescere. Le aziende si alleano per creare standard e affrontano la sfida di nuovi servizi e nuovi modellli di business per la Smart Home 2022. Ecco il quadro che emerge dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

21 Feb 2022
Photo by Rahul Chakraborty on Unsplash

Smart Home 2022, ecco uno dei fronti più interessanti e innovativi per il mercato immobiliare e delle costruzioni. Edifici, case, uffici, spazi commerciali più evoluti e funzionali attraverso l’uso delle nuove tecnologie significano strutture e immobili a valore aggiunto. Seguire l’evoluzione della Smart home nel 2022 significa avere il polso della situazione e delle prospettive per quanto riguarda il mercato immobiliare più moderno, all’avanguardia e integrato con servizi in grado di fare la differenza rispetto a strutture più datate e antiquate.

L’espressione Smart home (casa intelligente) indica la possibilità di gestire in automatico o da remoto gli impianti e i dispositivi dell’abitazione, ad esempio per il risparmio energetico, il comfort, la sicurezza dell’abitazione e delle persone al suo interno.

Anche il mercato della casa ‘intelligente’ ha subito un contraccolpo e un rallentamento per effetto della pandemia globale, ma ora si sta riprendendo e rilanciando. Le soluzioni tecnologiche certo non mancano, piuttosto a volte sono addetti ai lavori del settore immobiliare e loro clienti a fare fatica nel stare al passo con le opportunità offerte dall’innovazione. Ecco il quadro che emerge secondo il nuovo report dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.

Smart Home 2022, alleanze per creare standard unici per la domotica

Il 2021 è stato un anno importante per la Smart home in Italia: da un lato, il mercato ha fatto segnare una forte ripresa (+29%) rispetto al 2020, con nuove strategie e modelli di business basati su servitizzazione e Pay-per-use; dall’altro, il consumatore è sempre più interessato ai nuovi servizi e alla possibilità di gestire da remoto gli oggetti smart in casa e di attivarne le funzionalità evolute.

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Il mercato Smart home rimane molto dinamico anche a livello internazionale. Si assiste al moltiplicarsi di numerose alleanze e partnership tra aziende, anche molto eterogenee tra loro, che hanno deciso di mettere insieme le proprie forze per sviluppare soluzioni integrate. Gli esempi sono numerosi e riguardano in primo luogo i grandi consorzi internazionali – come Matter e Home Connectivity Alliance – guidati dai principali produttori e protagonisti dell’Hi-tech con l’obiettivo di creare standard unici per la casa connessa e per la domotica.

Smart Home, oltre 200 startup innovative nel mondo

Le startup innovative che finora hanno sviluppato soluzioni IoT per la Smart home sono circa 200 – 16 in Italia, 186 all’estero –, di cui 124 finanziate negli ultimi tre anni (2019-2021) da investitori istituzionali. In pratica le premesse, in Italia e all’estero, per un ulteriore sviluppo di questo mercato ci sono tutte.

Gli ultimi dodici mesi sono stati caratterizzati anche da due fattori che hanno ulteriormente indirizzato l’andamento del mercato: la carenza di semiconduttori e materie prime, che ha prodotto mancate vendite molto rilevanti, e il consolidamento di un nuovo modo di vivere la casa a seguito della pandemia, che ha portato molte persone a modificare il rapporto con la propria abitazione.

Lo ‘stare in casa’ ha aumentato in modo netto la frequenza con cui le persone svolgono diverse attività, tra cui il lavoro da remoto e la didattica a distanza, la preparazione dei pasti, l’attività fisica indoor e la cura del verde.

Smart home, in Italia un mercato in crescita

Nel 2021 il mercato delle soluzioni Internet of Things (IoT) per la Smart home in Italia ha ripreso a correre, registrando un alto tasso di crescita, con un +29% rispetto al 2020 e arrivando a toccare quota 650 milioni di euro (in media, 11 euro per abitante), secondo le analisi di scenario realizzate dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.

Il mercato è guidato da elettrodomestici connessi (135 milioni di euro), smart speaker (130 milioni di euro), soluzioni per la sicurezza (125 milioni). Si tratta di un ottimo risultato, superiore anche ai livelli pre-Covid registrati a fine 2019 (530 milioni di euro, con un +23% sul 2018).

In Europa, allungano ulteriormente il passo Regno Unito (4 miliardi di euro, +43%, pari in media a 59 euro per abitante), e Germania (3,9 miliardi di euro, +37%, cioè 47 euro per abitante), mentre l’Italia accorcia le distanze dalla Francia (1,3 miliardi di euro, +16%, 19 euro per abitante), e incrementa il suo distacco rispetto alla Spagna (480 milioni di euro, +14%, 10 euro per ogni abitante).

Smart Home 2022, nuovi modelli di business e strategie

Nonostante i buoni risultati ottenuti, “la crescita del mercato Smart home poteva essere ancora più alta: a limitarla ha contribuito negli ultimi dodici mesi la carenza di semiconduttori e materie prime, che ha portato a mancate vendite molto rilevanti, pari a circa 75 milioni di euro”, rilevano Giulio Salvadori e Angela Tumino, direttori dell’Osservatorio Internet of Things.

Senza questo freno, il tasso di crescita del mercato sarebbe potuto essere quindi addirittura del +45%. Con impatti negativi che si protrarranno anche nel 2022.

Sul lato dell’offerta, si iniziano a consolidare le nuove strategie basate sulla servitizzazione [ qui puoi vedere un video sulla servitization, tema che si che si può approfondire con il libro ‘La servitizzazione. Dal prodotto al servizio. Per un futuro sostenibile senza limiti alla crescita’, di Roberto Siagri, edizioni Guerini e Associati) e sul Pay-per-use: ad esempio, soluzioni che prevedono l’attivazione di abbonamenti mensili per servizi di tele-assistenza e manutenzione della caldaia, rilevazione di movimenti sospetti in casa e chiamate di emergenza, monitoraggio della forma fisica e assegnazione di allenamenti personalizzati, assicurazioni Pay-per-use per proteggere la casa dai furti attivabili anche solo per brevi periodi (ad esempio, durante le vacanze), pagando una tariffa a consumo.

La domanda di nuovi servizi per la casa intelligente

Sul lato della domanda, il consumatore è sempre più interessato alla possibilità di gestire da remoto gli oggetti smart in casa e di attivare servizi e funzionalità evolute. Il 12% dei consumatori che hanno dispositivi connessi in casa ha infatti già attivato almeno un servizio aggiuntivo (+4% rispetto al 2020), innanzitutto vigilanza privata (27% di coloro che hanno attivato servizi), pronto intervento in caso di guasti (25%) e servizi Cloud per archiviare video e immagini (25%).

Nonostante ciò, rimane ancora molto lavoro da fare per abilitare una vera e propria integrazione degli apparecchi domestici con la Smart home: in Italia solo l’11% dei possessori di smart speaker utilizza questi dispositivi per gestire altri oggetti smart in casa.

In futuro, il 77% degli utenti che desiderano oggetti smart è interessato ad attivare nuovi servizi (+15% sul 2020), con focus su analisi dei consumi energetici (54%), installazione di nuove tecnologie (49%), assistenza e manutenzione (47%). Tra questi, il 64% è disposto a pagare per i servizi attivati (valore quasi raddoppiato rispetto al 33% del 2020).

Il Cloud diventa l’armadio digitale della domotica

In forte ripresa rispetto alla battuta d’arresto fatta registrare nel 2020 ci sono le soluzioni per la sicurezza, che dopo elettrodomestici e smart speaker si collocano al terzo posto assoluto nel mercato (pari al 19% del totale, 125 milioni di euro), in crescita del +20% nel 2021. Un risultato sicuramente positivo, che non permette però ancora di colmare il gap rispetto al 2019, quando il comparto della sicurezza smart residenziale era arrivato a valere 150 milioni di euro.

Questa ripresa di interesse è in ogni caso confermata anche dal “consumatore, che pone l’aumento del livello di sicurezza della propria abitazione al primo posto – con il 44% dei casi sul totale – tra i motivi che contribuiscono alla scelta di acquistare oggetti smart in futuro”, fa notare Antonio Capone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things.

Le soluzioni hardware composte da videocamere, sensori per porte, finestre e serrature connesse hanno trainato il mercato, anche se si osservano sempre più offerte legate all’attivazione di abbonamenti che consentono di archiviare su Cloud immagini e video, di fare chiamate automatiche di emergenza o attivare servizi di pronto intervento in caso di allarme.

La spinta di Superbonus ed Ecobonus

Seguono – in termini di incidenza sulle vendite – le caldaie, i termostati e i condizionatori connessi per la gestione del riscaldamento e della climatizzazione, con 110 milioni di euro (il 17% del mercato totale, +45% rispetto al 2019). Si tratta dell’area che cresce di più, favorita in particolare dalla vendita di numerose caldaie connesse, spesso abbinate ai termostati smart, che beneficiano degli effetti di incentivi come Superbonus ed Ecobonus, e dalla possibilità di ottenere benefici in termini di risparmio energetico e comfort.

La rimanente quota del mercato è costituita da casse audio (9%, +20%), lampadine (8%, +25%), le prese elettriche smart plug (2%, +30%), e dispositivi per gestire tende e tapparelle da remoto (2%, +45%).

Le principali applicazioni IoT per la Smart home

Le principali applicazioni IoT per la Smart home 2022 sono:

• Climatizzazione e riscaldamento: condizionatore, termostato o caldaia regolabili a distanza e attraverso App;

• Gestione elettrodomestici, come accensione e spegnimento da remoto, attraverso App su smartphone o con la propria voce, di lavastoviglie, lavatrice, forno a microonde;

• Illuminazione, con accensione e spegnimento delle luci di casa utilizzando lo smartphone o la propria voce, regolazione del colore o dell’intensità luminosa dallo smartphone;

• Monitoraggio consumi energetici, ad esempio per il monitoraggio a distanza dei consumi dei dispositivi elettrici ed elettronici tramite presa elettrica intelligente;

• Monitoraggio fumi, allagamenti, incendi, cortocircuiti, con servizi di assistenza tecnica a fronte di guasti all’impianto elettrico rilevati da sensori;

• Salubrità della casa, attraverso dispositivi che monitorano e agiscono purificando l’aria in casa, sensori per monitoraggio temperatura e umidità, centraline meteo che forniscono dati tramite WiFi;

• Sicurezza, con impianti di videosorveglianza e videocitofonia, possibilità di accedere alle immagini a distanza e da Smart Tv, impianti antintrusione che effettuano chiamate in caso di allarme, serrature intelligenti che inviano allarmi in tempo reale in caso di apertura non autorizzata;

• Assistenza alla persona, per esempio avvisi in caso di cadute di anziani in casa, assistenza a disabili;

• Gestione tapparelle e tende, programmando le funzioni o tramite App;

• Smart home speaker, dispositivi comandabili tramite la voce che consentono di ricevere informazioni, ad esempio sul meteo, sul traffico, e di impartire comandi, per accendere le luci o regolare la temperatura.

Per quanto riguarda connessioni e comunicazioni tra i vari sistemi e dispositivi della domotica, ZigBee è il protocollo di rete wireless gestito dalla ZigBee Alliance, e rappresenta uno dei principali standard di comunicazione presenti sul mercato Internet of Things. ZigBee si differenzia da altri protocolli per la sua capacità di combinare una buona autonomia (basso consumo energetico) e un discreto livello di sicurezza (crittografia integrata a 128 bit). Viene principalmente applicato per comunicazioni a corto raggio e offre un elevato grado di interoperabilità.

Le ragioni del consumatore finale

La Smart home 2022 non riguarda più solo una nicchia di persone vicine al mondo delle tecnologie, ma si fa spazio sempre più come fenomeno di massa.

Cresce progressivamente anche la diffusione dei dispositivi connessi nelle case: la quota di consumatori che possiede almeno un oggetto smart nel 2021 si attesta al 46% (era al 41% nel 2018). Sono soprattutto i più giovani, con età compresa tra i 18 e i 34 anni, a possedere un oggetto smart all’interno della propria abitazione (63%), assieme a coloro che hanno una maggiore familiarità con le tecnologie, i cosiddetti ‘Tech advanced’ (78%). Le motivazioni che spingono all’acquisto sono principalmente legate al comfort (38%), alla sicurezza (22%) e alla possibilità di controllare a distanza i dispositivi connessi (14%).

La Smart home riprende quindi a pieno ritmo la sua corsa verso le case, gli uffici e più in generale gli immobili del futuro, come tassello del grande puzzle tecnologico che compone, dà forma e sostanza alla Smart city.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, imprese, tecnologie e innovazione. In oltre 20 anni di attività, ho lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Mi piacciono i progetti innovativi, il teatro e la cucina come una volta.

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