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Smart building, 4 startup italiane per gli edifici intelligenti

Dalle vetrate fotovoltaiche all’energy-tech, passando per i sistemi di controllo accessi intelligenti. Ecco le 4 startup italiane, e le rispettive soluzioni che hanno sviluppato, più innovative in ambito Smart Building

13 Ott 2021

Otto miliardi di euro: è il volume complessivo di investimenti in smart building fatto registrare in Italia nel 2019. Tuttavia solo un quarto di questa cifra ha riguardato soluzioni effettivamente smart, capaci cioè di trasformare o dotare un edificio di “intelligenza” e autonomia di gestione. In particolare lo smart building punta a minimizzare il consumo energetico e garantire il comfort, la sicurezza e la salute degli occupanti, dettaglio non trascurabile dopo il Covid19 e in vista degli obiettivi di sostenibilità del PNRR.

Stando ai numeri appena illustrati, estrapolati dallo Smart Building Report 2021 redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, sembrerebbe esserci un ampio margine di crescita per le imprese del settore. Molto dipenderà dall’andamento del mercato immobiliare italiano e dal conseguente sviluppo del comparto edilizio, ad oggi tra i più vecchi d’Europa: la riqualificazione di intere aree, spinta anche dal Superecobonus, potrebbe fare da traino. Ma serve innovazione tecnologica e soprattutto una cultura a riguardo che permei anche il settore delle costruzioni. Servono le startup. In Italian sono ancora poche (il 2,6% del campione analizzato nella ricerca) rispetto agli altri stati europei, ma alcune hanno già fatto intravedere un potenziale di sviluppo e di azione interessante. Ecco quattro nuove imprese considerate di riferimento dal team di ricercatori del Politecnico di Milano.

Glass to Power

Glass to Power è uno Spin-off dell’Università degli Studi di Milano Bicocca frutto del lavoro sperimentale e dell’istinto innovativo dei Professori Francesco Meinardi e Sergio Brovelli, rispettivamente di Fisica della Materia e di Fisica Sperimentale presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca, che realizza facciate intelligenti.

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Senza però la perizia imprenditoriale e le spiccate capacità logistico-organizzative di Management Innovation, un’azienda di scouting e consulenza per l’innovazione tecnologica, questo interessantissimo progetto di ricerca sarebbe rimasto relegato nel ristretto perimetro dei laboratori accademici. È stato infatti proprio il fondatore della società di consulenza in questione, Emilio Sassone Corsi, a scommettere su quest’idea dirompente e ad occuparsi del suo sviluppo nel mondo del business. Si è così passati, in poco tempo, dall’intuizione alla sua applicazione industriale, anche grazie alle risorse apportate da alcune realtà decisamente più strutturate, come il leader dell’elettrochimica De Nora e la finanziaria Karma, che oggi, insieme ad una serie di soci individuali, detengono circa l’80% della S.p.a.

Il prossimo passo sarà la quotazione in borsa ad Euronext Parigi, uno step necessario per affrontare l’ultimo miglio e portare le vetrate fotovoltaiche G2P – che hanno recentemente ottenuto la certificazione di prodotto che consente di apporre la marcatura CE – sul mercato.

Ma qual è questa idea lungimirante a cui abbiamo fatto accenno nelle righe introduttive?

Va innanzitutto premesso che l’azienda è focalizzata su attività di Ricerca e Sviluppo, industrializzazione e produzione di soluzioni ad alto valore tecnologico ed innovativo in ambito energetico; il suo marchio di fabbrica sono i sistemi fotovoltaici basati su tecnologia LSC (luminescent solar concentrator), che collocano la compagnia all’interno del settore delle facciate intelligenti per grandi edifici vetrati/uffici. I concentratori solari luminescenti (LSC), nel dettaglio, sono lastre in plexigass semitrasparenti/film sottili in cui vengono disciolte le nanoparticelle brevettate da Glass to Power. Questi nanocristalli, avendo la capacità di assorbire la luce solare (e di deviare la sua traiettoria), la convertono in raggi infrarossi che vengono riflessi all’interno della lastra fino a raggiungere il bordo della stessa. Qui, una sottile striscia di celle fotovoltaiche al silicio trasforma i fotoni infrarossi in corrente elettrica. Naturalmente le lastre/pannelli sono inserite in una vetrocamera (e quindi anche in facciate continue e serramenti): prendono così forma finestre capaci di generare energia, poi immessa nella rete dell’edificio tramite un circuito elettrico tradizionale.

Si tratta, utilizzando un linguaggio più accessibile, di moduli di finestre con pannelli fotovoltaici trasparenti ed incolori, in grado di produrre circa 20 W/mq (l’obiettivo è arrivare a 50W/mq) e di integrarsi senza alcun problema estetico nell’architettura degli edifici.

Glass to Power ha infatti raccolto, ad oggi, circa 2,5 milioni di euro coinvolgendo oltre 530 investitori (la maggior parte dei quali ottenuti grazie alla piattaforma di crowdfunding CrowdFundMe), tra persone fisiche e giuridiche, raggiungendo un valore aziendale di 11,25 milioni di euro.

Enerbrain

Cinque cervelli in fuga (poi rimpatriati) con un background eterogeneo che hanno saldato le rispettive competenze per dar vita a una startup che sfrutta l’IoT e l’AI per far diventare gli edifici intelligenti. Sono queste le coordinate essenziali che consentono di identificare Enerbrain, azienda nata nel 2015 all’interno dell’Incubatore Imprese Innovative del Politecnico di Torino, ben presto diventata un punto di riferimento nel mercato dell’energy-tech.

Una volta chiarita la cornice, si può ora dare un nome (o meglio dire dei nomi) e una forma alla struttura portante di questo progetto, ossia le persone e la tecnologia che hanno creato i presupposti per un suo sviluppo. È doveroso cominciare dalla mente che ha partorito l’idea alla base dell’intero processo, quel Giuseppe Giordano, oggi Ceo della società, che nel lontano 2011, dopo la laurea in architettura volò negli States, ad Austin, per frequentare un Master in Design Sostenibile. Ed è proprio nella città texana che Giordano si imbatté per la prima volta nel mondo della tecnologia, lavorando per due anni al prototipo di un dispositivo capace di controllare frequentemente i consumi elettrici di un immobile.

Un altro dei futuri co-founder con il quale Giordano era in contatto, Marco Martellacci, un fisico esperto di cibernetica, stava sviluppando un sistema di attuazione e controllo delle caldaie. Vennero poi coinvolti Filippo Ferraris, una laurea in architettura al Politecnico di Torino, suggellata da diverse esperienze professionali maturate a Londra e New York, Francesca Freyra, ingegnere per l’ambiente e il territorio attiva su Londra, e Alexis Susset, esperto di network architecture e cloud computing reduce da un percorso decennale in Vodafone.

Da questo incontro di competenze è nata la società che, nel giro di poco tempo, ha raccolto le risorse necessarie allo sviluppo del suo innovativo sistema pensato per ottimizzare le performance energetiche degli edifici. Si tratta, nello specifico, di una soluzione Hardware + Software di gestione smart della climatizzazione, basata sul rilevamento e sull’analisi dei dati energetici, che consente il monitoraggio ed il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento, ventilazione, condizionamento dell’aria e refrigerazione di un qualsiasi edificio (solitamente siti industriali e immobili non residenziali). La parte Hardware è costituita da sensori ambientali connessi in cloud dotati di batteria e di un modem a bordo che comunica alla piattaforma Software i livelli di temperatura (sia esterni che interni), umidità e CO2 e i vari dati di consumo di gas, elettricità ed acqua. Questa mole di informazioni arriva alla piattaforma in cloud che, tramite un algoritmo di Artificial Intelligence, costruisce un modello predittivo e invia le conseguenti istruzioni a delle centraline. Queste ultime, a loro volta, agiscono sugli attuatori – installati negli impianti di ventilazione, riscaldamento e raffrescamento – per automatizzare e regolare i vari parametri. L’obiettivo finale è migliorare la qualità dell’aria rendendo gli spazi più vivibili e piacevoli, diminuendo al contempo i consumi e di conseguenza i costi energetici (in media assicura un risparmio del 30% sulle bollette a chi usufruisce dei suoi servizi).

In sostanza, l’aspetto peculiare di tale sistema è la sua capacità di autoregolarsi/programmarsi: esso infatti non si limita a tenere sempre sotto controllo i consumi e a segnalare eventuali sprechi all’utente, ma è anche in grado di intervenire in maniera automatica per risolvere i potenziali problemi, esonerando così il suo legittimo proprietario da ogni incombenza. Proprio il carattere innovativo e la versatilità delle sue soluzioni hanno permesso a Enerbrain di attirare l’attenzione degli addetti ai lavori, tanto da conquistare diversi premi, l’ultimo in ordine di tempo quello assegnato ad aprile 2019 da B Heroes, la docu-serie in onda in esclusiva su Sky Uno che racconta l’ecosistema italiano dell’innovazione e delle startup. Per lo stesso motivo la scale up torinese è riuscita far breccia nel cuore degli investitori, raccogliendo poco più di un mese fa la bellezza di 5,2 milioni di euro con un round di Serie B guidato da Edf Pulse Croissance, il fondo di corporate venture capital del colosso energetico francese Edf.

Sofia Locks

Applicare la tecnologia IoT alle serrature per rivoluzionare ed innovare il mercato del controllo accessi: è questa l’idea alla base di Sofia Locks, fondata a Lodi nel 2015, una delle startup più all’avanguardia dell’ecosistema proptech italiano. L’intuizione è stata dell’attuale CEO Alessandro Nacci: dopo aver completato un PhD in Computer Science dedicato proprio alle tecnologie per lo smart building, si è mobilitato per individuare e poi sviluppare una soluzione digitale potenzialmente in grado di svecchiare un settore – quello del real estate – che per sue dinamiche interne tende ad essere abbastanza statico. Le competenze acquisite durante due esperienze imprenditoriali pregresse (Nacci ha partecipato alla fondazione di due aziende, una in California, non più attiva, ed una in Italia – Bottega52 – che si occupa dello sviluppo di prodotti digitali per grandi gruppi multinazionali), ma soprattutto, l’apporto degli altri co-founder che hanno aggiunto le loro singole sensibilità al progetto, hanno fatto il resto.

In un arco temporale relativamente breve è stata sviluppata e poi lanciata sul mercato una piattaforma di controllo accessi che utilizza una tecnologia cloud native basata sui paradigmi IoT, principalmente rivolta al mondo del flexible space. In particolare, la soluzione risulta ideale per spazi di lavoro flessibili (co-working e pro-working), complessi residenziali flessibili (co-living) e per smart retail garantendo, al contempo, la massima affidabilità in tema di cybersecurity e business know-how.

Il prodotto commercializzato da Sofia Locks è dotato sia di una componente software – la piattaforma cloud che permette agli utenti il controllo da remoto delle serrature –, sia di una parte hardware, che consiste in una serie di smart locks alimentati a batteria, completamente wireless, progettati per essere installati in maniera agevole anche su serrature già esistenti. Nel dettaglio, il sistema di Sofia Locks fornisce l’autorizzazione di accesso attraverso la connessione Internet, direttamente al dispositivo (di solito uno smartphone) dell’utente, affrancando l’amministratore dall’incombenza di dover intervenire manualmente tutte le volte. La sicurezza delle serrature connesse ai database di Sofia Locks è assicurata dal controllo in tempo reale degli accessi, mediante l’app e la protezione anti-hacking. In questo modo per aprire le porte della propria cosa o dell’edificio in cui si lavora, basterà avere in mano il proprio smartphone e scaricare l’apposita app: a tutto il resto ci penserà Sofia, con l’ausilio del suo sistema.

Attualmente incubata all’interno di PoliHub, Innovation District e Startup Accelerator del Politecnico di Milano, la startup nei suoi 6 anni di attività  ha instaurato una serie di proficue partnership con alcune importanti realtà, come ISEO Serrature SpA, CISCO, NTT Data e TopLife Concierge.

iComfort

Nata ufficialmente come spin-off della società di sviluppo di software Smart Sys – il primo esperimento imprenditoriale del suo founder e attuale Ceo Ernesto Lombardi –, iComfort è una startup attiva nel segmento degli edifici intelligenti. Fondata a Roma nel 2018 con l’obiettivo di migliorare e favorire il benessere dei luoghi di lavoro, è diventata, grazie anche al supporto dell’incubatore Digital Magics, un punto di riferimento per tutte quelle grandi aziende che desiderano ripensare in chiave smart le proprie sedi operative, adattandole ai canoni del nuovo paradigma dello Smart Building. iComfort mette infatti a loro disposizione una piattaforma IoT e una dashboard completa per migliorare la workplace experience attraverso il monitoraggio in tempo reale di ogni tipo di fattore ambientale, come la temperatura, l’umidità, la pressione, l’illuminazione, il rumore e la qualità dell’aria e la presenza di gas rari (Ozono, Radon).

Ma non è tutto: i sensori brevettati dalla compagnia rilevano anche oggetti e persone nello spazio e i relativi flussi, estrapolando un’infinità di dati che, una volta analizzati, possono fornire al cliente utili indicazioni per l’ottimizzazione di diversi servizi, il miglioramento delle performance e l’engagement dei propri collaboratori. In questo modo le realtà che decidono di affidarsi alle soluzioni di iComfort, accessibili sia con una installazione on premise che in cloud, riescono a controllare costantemente presenze e utilizzi di uffici (scrivania, phone boot, aree lounge) e dei diversi ambienti comuni (mense, sale riunioni, break, sale eventi), riducendo i costi e migliorando la qualità del lavoro del personale. D’altronde, come ricorda il Ceo Lombardi, “il solo risparmio energetico non basta per definire un immobile di nuova generazione. Oggi tra i fattori da valutare c’è anche il benessere delle persone che operano al suo interno”.

Queste parole sono esemplificative dell’evoluzione di pensiero dello stesso Lombardi: inizialmente, infatti, la sua idea era di elaborare un progetto di ricerca relativo al monitoraggio in tempo reale di umidità e temperatura nei musei, successivamente però ha allargato la sua visione, aprendola agli edifici e ai parametri che abbiamo sin qui illustrato.

Questo ampliamento di prospettiva si è rivelato particolarmente propizio in tempi di pandemia, perché ha consentito alle aziende di ottemperare agli obblighi previsti dalle autorità sanitarie per le riaperture, offrendo soluzioni preposte al tracciamento dei contatti e al controllo della temperatura corporea e del distanziamento sociale. La presenza di dipendenti e del pubblico in un negozio, in un ufficio, in un edificio o in una fabbrica veniva e viene tutt’ora restituita sotto forma di grafici e flussi di facile lettura trasmessi dalla dashboard che, oltre a dare una consistenza visiva a tali parametri, è pure in grado di confezionare report periodici e persino di segnalare eventuali eventi sentinella attraverso un sistema di instant messaging.

Questa capacità di rispondere alle esigenze di innovazione dettate dalla continua evoluzione dei tempi è in parte frutto del contributo offerto da un comitato scientifico – composto da stimati docenti e professionisti con un eccellente background nel settore – che fornisce una guida preziosa sulle tendenze emergenti in ambito smart office, digital workplace e smart building.

Ad oggi iComfort supporta, anche grazie a svariate migliaia di sensori installati, 144 piani di diversi building, 7000 scrivanie, 280 sale riunioni, 31 mense e 20 hall, e ha avviato partnership con grandi realtà quali Modis, NTT Data, Indra.

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