MERCATO

I giovani e la casa: dal co-housing al rent to buy serve un’innovazione normativa

I millennial hanno esigenze abitative diverse che non sempre trovano un’adeguata configurazione giuridica. “In alcuni casi abbiamo proposto interventi migliorativi come per il rent to buy, appesantita dall’eccessivo carico fiscale”, dice Alessandra Mascellaro del Consiglio Nazionale del Notariato

14 Nov 2022

Le ricerche sono anche fatte per smentire i luoghi comuni, come quello secondo il quale i giovani italiani sono tutti “mammoni” e non vogliano andarsene da casa. A smentirlo, infatti, è  una ricerca realizzata da Ipsos per la società di co-living Dove Vivo su un campione rappresentativo di tremila giovani tra i 18 e i 34 anni, equamente distribuiti tra Italia, Francia e Spagna per indagare lo loro intenzioni “abitative” nell’immediato futuro. Gli italiani sono risultati i più disponibili a liberarsi dal cosiddetto vincolo familiare e a fare esperienze di studio e lavoro lontano da casa. Sette su dieci immaginano nel loro futuro professionale uno spostamento. Sei intervistati su dieci hanno voglia di libertà: il 43% dichiara di voler viaggiare per studio o lavoro, il 16% non sente la necessità di una base a cui tornare e vuole essere libero di muoversi.

La Generazione Z e la casa: connessione, condivisione e diritto

Il posto fisso, sia sul piano lavorativo che residenziale, resta un obiettivo da perseguire, ma sette su dieci sono attratti dalle esperienze di vita legate al cambiamento e pensano di trasferirsi, cambiando città o paese. Ed è per questo che temi come il co-housing, il rent to buy e e il diritto di proprietà temporaneo sono stati al centro del 56° Congresso Nazionale del Notariato, nella tavola rotonda: “La generazione Z e la casa: connessione, condivisione e diritto” alla quale hanno preso parte
William Maggio, presidente Dove Vivo; Angelo Peppetti, responsabile dell’Ufficio credito e sviluppo di ABI; Giorgio Spaziani Testa, presidente Confedilizia; Filippo Catena, responsabile Fondi Abitare Sostenibile CDP Immobiliare Sgr, e Alessandra Mascellaro, consigliere nazionale del Notariato.

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“Abbiamo avviato una riflessione condivisa, anche di tipo sociologico, per favorire i giovani di questa fascia di età – sottolinea Alessandra Mascellaro – tenendo conto che le esigenze dei giovani sono cambiate. Soprattutto dopo la pandemia, i giovani cercano case con un piccolo balcone o giardino, case connesse, vicino al centro e servite, mentre rinunciano più facilmente ad ampie metrature. Molti giovani ritengono che la casa sia ancora un bene primario, la maggior parte però deve fare i conti con risorse limitate e poche agevolazioni. Sulla base di questa analisi, abbiamo voluto esaminare  nuovi e vecchi modelli dell’abitare proponendo, in alcuni casi, interventi migliorativi come il rent to buy, forma alternativa di finanziamento, appesantita dall’eccessivo carico fiscale, la proprietà temporanea e il co-housing. Il notariato, quale parte del tessuto sociale, intende accompagnare e supportare il cambiamento raccogliendo le istanze sociali, in questo caso dei GenZ”.

Alessandra Mascellaro, Consiglio Nazionale del Notariato

Il fallimento del rent to buy

L’istituto del rent to buy, introdotto in Italia nel 2014, ha avuto ad esempio ben poco successo. Nato con l’idea di fondo di contribuire a sbloccare il mercato immobiliare che era caratterizzato da una consistente quantità di immobili invenduti a fronte di una domanda che spesso si scontrava con la carenza di liquidità e gli effetti della stretta creditizia, l’istituto non è mai decollato a causa di una tassazione eccessivamente gravosa e di norme che sono alla fine soltanto a favore del conduttore che ha il diritto di acquistare l’immobile, ma non l’obbligo, trascorso un certo periodo, all’acquisto. Secondo il parere del Notariato sarebbe invece opportuno rilanciare questa figura contrattuale, considerando il rent to buy come un contratto a sé, con peculiarità specifiche senza considerarlo come una semplice sommatoria di due diversi contratti, la locazione e la compravendita.

Co-housing e PNRR, l’aspetto giuridico

Tenendo conto che il tema della “Rigenerazione urbana e housing sociale”, rappresenta un capitolo importante del PNRR, così come le “nuove forme della domiciliarità solidale e della residenzialità”, la tavola rotonda ha anche affrontato la questione del co-housing come moderno stile abitativo in coabitazione, un insediamento abitativo formato da alloggi privati con grandi spazi comuni da usare e condividere tra cohousers (cucina, lavanderia, spazio gioco, spazio per ospiti, ecc.). Nella maggior parte dei casi si tratta di un gruppo di persone che investono su un immobile, da costruire o ristrutturare, costituito da una proprietà privata divisa. In Italia l’aspetto giuridico è normalmente regolato dall’atto di compravendita (rogito) e gli spazi in condivisione regolamentati  sono assimilati agli spazi condominiali e quindi assoggettati a norme e modelli urbanistici esistenti. Un primo tentativo di istituzionalizzare il co-housing risale alla legge n. 112/2016 cd. “Dopo di noi”, dove espressamente si parlava di favorire il  co-housing così come ogni altro progetto innovativo che favorisca l’autonomia dei disabili privi di assistenza.

La proprietà temporanea, i vantaggi per i giovani e i proprietari

Nella proprietà temporanea il diritto di proprietà viene trasferito solo per un periodo di tempo predeterminato convenuto tra le parti. Esistono del resto già nel nostro ordinamento -come sottolineano i notai – alcune figure giuridiche legate al concetto di proprietà temporanea come al legato di proprietà a termine finale, alla vendita con patto di riscatto, alla donazione con patto di reversibilità e all’acquisto della nuda proprietà con usufrutto a termine. Il riconoscimento dell’istituto della proprietà temporanea potrebbe infine essere una risposta concreta per chi deve necessariamente spostarsi in un’altra parte del Paese (per motivi di studio o di lavoro), per le giovani coppie che decidono di convivere sapendo che nel giro di qualche anno si sposeranno. Può essere inoltre un vantaggio anche per il proprietario di casa che non ha interesse a disporre di un determinato immobile per un periodo prestabilito capitalizzandone sin da subito il valore.

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Davide Banfo

Giornalista e viaggiatore curioso. Dopo aver iniziato alla Gazzetta del Popolo, ho lavorato con incarichi diversi in alcune redazioni e in diversi settori di Repubblica: Torino, Bari, Roma, Milano e poi di nuovo a Roma.

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