CONTECH

DMAT, la startup che produce il calcestruzzo che si autoripara e inquina meno

Fondata in Italia, DMAT nasce da una ricerca del MIT cominciata nel 2017 per scoprire il segreto della durata delle costruzioni dell’antica Roma. Ha sviluppato una nuova generazione di calcestruzzi che riduce costi e inquinamento, aumentando la sostenibilità di un materiale molto usato nell’edilizia

Pubblicato il 12 Gen 2023

Foto di Ricardo Gomez Angel su Unsplash

Il contech avanza anche in Italia, guardando al passato. C’è una una startup, infatti, che nasce dalla soluzione di quello che anche la CNN ha definito un mistero: perché le costruzioni dell’antica Roma sono arrivate fino ai giorni nostri? Che cosa c’è nella tecnica di costruzione del Pantheon o del Colosseo che ha permesso di durare 2mila anni e oltre?

DMAT, come nasce la startup che innova il calcestruzzo

La startup si chiama DMAT e renderà disponibile un innovativo materiale di costruzione sviluppato dall’analisi proprio del Pantheon, che è stato oggetto di una ricerca cominciata nel 2017, guidata dal chimico Admir Masice, docente al MIT e svolta fra Italia, Svizzera e Stati Uniti. Obiettivo:svelare i segreti del calcestruzzo con cui il monumento fu costruito.

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Siamo, quindi, in ambito di nuovi materiali e di trasferimento tecnologico. Dai laboratori è nata la deep tech company DMAT, fondata in Italia da Paolo Sabatini, che è anche coautore della ricerca pubblicata, insieme allo stesso Masic e, tra gli altri, al connazionale Carlo Andrea Guatterini, e al francese Nicolas Chanut. La startup si occuperà anche dello sviluppo e commercializzazione dei calcestruzzi con queste nuove caratteristiche.

Paolo Sabatini, CEO DMAT

Il mercato del calcestruzzo e le nuove esigenze di sostenibilità

Il mercato del calcestruzzo, che oggi vale circa 650 miliardi di euro e deve affrontare la sfida di decarbonizzare i propri processi produttivi, tra i più impattanti del pianeta: la sua filiera industriale è infatti responsabile del 8% delle emissioni di CO2. Il calcestruzzo è il materiale più utilizzato dall’uomo, ogni anno ne vengono prodotte 33 miliardi di tonnellate, 18 volte il peso della produzione globale di acciaio e otto quello di tutte le automobili prodotte nella storia. L’equivalente del peso di 5 miliardi e mezzo di elefanti. Grazie a esso, ogni anno vengono costruiti quattro milioni di edifici, più di 11mila al giorno.

«I volumi di richiesta di calcestruzzo del mercato globale e le finalità per cui viene utilizzato, dall’edificazione di infrastrutture strategiche alla costruzione di alloggi e luoghi di lavoro realizzati in ogni angolo del pianeta con costi contenuti, spiegano da soli quanto esso sia realmente uno dei prodotti più democratici della nostra epoca» dice Sabatini. «La cattiva reputazione che talvolta ancora oggi accompagna questo materiale è soprattutto legata ai problemi di durabilità nel tempo e all’impatto ambientale della sua filiera produttiva, in particolare all’utilizzo di uno dei suoi ingredienti principali, il cemento»

DMAT, le caratteristiche della nuova generazione di calcestruzzi

Certificata in Svizzera dall’Istituto di Meccanica dei Materiali, la nuova generazione di calcestruzzi sviluppata da DMAT è caratterizzata dalla capacità di autoripararsi. La tecnologia di DMAT garantisce inoltre un significativo abbattimento dei costi e delle emissioni di CO2 rispetto ai prodotti oggi presenti sul mercato.

Il primo calcestruzzo di nuova generazione a entrare sul mercato si chiama D-Lime e combina performance di durabilità e sostenibilità mai raggiunte prima. Questo prodotto permette infatti di allungare la vita e la qualità delle costruzioni attraverso la sua capacità di auto-riparare eventuali crepe. Un processo che, analogamente al cemento usato dagli antichi romani, viene attivato dall’acqua che, invece di ammalorare il materiale, richiude le fessurazioni con un processo simile a quello della cicatrizzazione dei tessuti biologici.

La sostenibilità della nuova generazione di calcestruzzo

“Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo definisce la sostenibilità come un driver di progresso che deve poggiare su tre pilastri: la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Oggi il calcestruzzo integra i primi due di questi bisogni”, ricorda Sabatini.  “DMAT si concentra sul terzo, sviluppando tecnologie che rendono più green e longevo uno dei prodotti più indispensabili alla società contemporanea. La sua competitività economica e accessibilità globale sono già un dato di fatto. Noi lavoriamo ogni giorno per farne un materiale sostenibile al 100%”

Il calcestruzzo sviluppato da DMAT consente un risparmio del 20% di emissioni di CO2. C’è, quindi, molto lavoro ancora da fare.

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